Colf e badanti in nero, cosa si rischia

Colf in nero: i rischi per il datore di lavoro

Non sono poche le case degli italiani in cui lavora stabilmente una Colf in nero.

Qualche giorno fa la Corte di Cassazione ha stabilito che una domestica non regolarmente assunta può servirsi di strumenti video o di registrazione al fine di mostrare in giudizio l’effettiva esistenza di un rapporto di lavoro, anche se non formalizzato.

Per tale ragione, e per tante are che vedremo tra poco, un datore di lavoro dovrebbe mettere a posto la situazione sottoponendo la colf ad un contratto di lavoro.

Ma cosa rischia di fatto?

Il rischio per il datore di lavoro

Non sono pochi i rischi per il datore di lavoro. Non solo c’è lo smacco economico ma anche quello legale dal punto di vista civilistico.

Egli sarà infatti obbligato a versare al dipendente tutte quelle somme che quest’ultimo avrebbe dovuto percepire a fronte di una regolare assunzione. In più in assenza dei contributi previdenziali versati, gli importi raddoppiano.

Il tutto aggravato dal fatto che se il datore ha pagato la dipendente in contanti senza chiedere la firma sotto una ricevuta, non avrà mai uno strumento a suo favore per dimostrare di aver quantomeno pagato lo stipendio.

Una colf dunque potrebbe avanzare anche richiesta di pagamento di tutte le giornate di lavoro regolarmente saldate.

Badanti in nero: Le sanzioni amministrative

Ovviamente c’è anche da affrontare la spesa per le sanzioni amministrative.

In mancanza (o in ritardo) di comunicazione di assunzione all’INPS, il datore avrà l’obbligo di versare al Centro per l’impiego, una somma a titolo sanzionatorio. L’importo può variare dai 200 ai 500 euro per lavoratore.

Trattasi tuttavia di sanzione amministrativa e non penale.

In più c’è pur sempre la Direzione Provinciale del Lavoro che può richiedere un pagamento punitivo da un minimo di 1.500 euro ad un massimo di 12mila per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo.

Questa sanzione va a cumulo con le altre sanzioni amministrative e civili persistenti contro il lavoro in nero.

Per quanto concerne la mancanza dei contributi previdenziali, le sanzioni equivalgono al 30% della base annua calcolata sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro.

La somma stabilità nulla ha a che vedere con la durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro potrebbe essere multato con una cifra pari a 2 mila euro o più.

E se la colf non avesse il permesso di soggiorno?

Un discorso a sé stante vale invece quando la colf risulta clandestina perché straniera senza permesso di soggiorno. In assenza dei documenti, sono ancora più complesso i problemi per il datore di lavoro.

Al contrario infatti di tutti gli illeciti poc’anzi espletati, che ricadono nel settore civilistico e/o amministrativo, nel caso della colf in nero extracomunitaria, si ha a che fare con un reato vero e proprio.

C’è infatti non solo un discorso molto ampio (che cercheremo di riassumere di seguito) da fare ma si aggiunge anche il fatto che a seconda dello stato di provenienza della badante, cambiano alcune regole.

Se infatti la donna è originaria di uno dei Paesi dell’Unione Europea (27 in tutti) o proviene dalla Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein, per essere assunta si applicano le regole valenti per i cittadini italiani e quindi non serve fare richiesta per la carta di soggiorno.

In base al testo unico per l’immigrazione invece, in tutti gli altri casi, il datore di lavoro che si serve dell’attività di una straniera senza documenti, rischia grosso.

Nella peggiore delle ipotesi infatti potrebbe essere punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore irregolarmente occupato.

Approfondimento : I rischi di una vertenza con una colf o badante in neroBadante straniera, quante ore di riposo

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licenziamento, lavoro & mobbing
Avvocato lavoro e immigrazione , web writer