Licenziamento con WhatsApp

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Il licenziamento via Whatsapp è valido ?

Storica sentenza del Tribunale di Catania: anche un semplice messaggio via telematica può bastare per licenziare se viene manifestate chiaramente la volontà dell’azienda

Il licenziamento con un messaggino su Whatsapp è lecito? Un giudice del Tribunale del Lavoro di Catania a fine giugno 2017 ha stabilito di sì, anche se il suo pronunciamento ha aperto un dibattito destinato a durare nel tempo.

La sentenza è stata resa pubblica dai legali dell’azienda che ha visto riconosciuto il diritto di poter licenziare con questa nuova forma telematica. Il dipendente licenziato via Whatsapp tramite il suo avvocato aveva presentato ricorso ma il giudice lo ha rigettato.

Per il tribunale, come si legge nel provvedimento, anche se si tratta di una modalità inusuale, comunque questa formula “appare idonea ad assolvere ai requisiti formali in esame giacché la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte”.

Quindi anche se il licenziamento è arrivato via telematica e con un semplice messaggio, per il giudice è ammissibile perché comunque rispetta l’onere della forma scritta che spetta all’azienda, visti che si tratta comunque di un documento informatico valido e verificabile in quanto c’è anche la prova della sua avvenuta ricezione come dimostra chiaramente l’impugnativa presentata dal dipendente.

Come ha puntualizzato l’avvocato Giovanni Lotà, uno dei legali dell’azienda in questione intervistato dall’Adnkronos, in questa sentenza viene evidenziato il diritto per ogni datore di lavoro di poter utilizzare anche le nuove tecnologie e le forme di comunicazione come la messaggistica e i social media che fanno ormai parte integrante della vita quotidiana di ognuno e quindi hanno un fondamento giuridico.

Il precedente del tribunale di Genova

Lo scorso anno un caso analogo era successo a Genova: il Tribunale di Genova aveva esaminato il caso di un barista licenziato dal datore di lavoro con un sms di sei parole: “Non faccio più aperitivi, buona fortuna” c’era scritto.

E anche in quel caso il giudice aveva stabilito che il messaggio manifestava comunque chiaramente la volontà della società di risolvere il rapporto.

Ed è proprio questo un punto sul quale la discussione rimane ancora aperta, perché comunque al giudice spetta stabilire la veridicità del messaggio e soprattutto la sua provenienza.

Licenziamento telefonico

Pertanto il recesso del datore di lavoro intimato mezzo “WhatsApp” può assolvere l’onere della forma scritta, trattandosi infatti di documento informatico che parte ricorrente ha con certezza imputato al datore di lavoro, tanto da provvedere a formulare tempestiva impugnazione stragiudiziale.

Forma scritta nel licenziamento non necessita di formule sacramentali

Il Tribunale di Catania ricorda che, nella materia del diritto del lavoro la Suprema Corte ha evidenziato che “in tema di forma scritta del licenziamento prescritta a pena di inefficacia, non sussiste per il datore di lavoro l’onere di adoperare formule sacramentali”.

Potendo ” la volontà di licenziare… essere comunicata al lavoratore anche in forma indiretta, purché chiara” , ribadita in Cass., civ. sez. lav., 13 agosto 2007, n. 17652, ove è stata ritenuta corretta la decisione del giudice di merito, secondo cui la consegna del libretto di lavoro da parte della società con l’indicazione della data di cessazione del rapporto deve essere considerato atto formato di recesso” (di identico tenore anche la Cass., civ. sez. lav., 18 marzo 2009, n. 6553).

La modalità utilizzata dal datore di lavoro secondo il giudice è idonea ad assolvere ai requisiti formali del recesso, in quanto la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca, come del resto dimostra la reazione da subito manifestata dalla predetta parte.

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licenziamento, lavoro & mobbing

Avvocato lavoro e immigrazione , web writer