Tassa sul licenziamento: chi deve pagarla e a quanto ammonta?

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Ticket sul licenziamento : di cosa si tratta ?

La tassa sul licenziamento rappresenta un disincentivo ai licenziamenti, oltre ad essere un metodo per finanziare la Naspi. La Naspi è la “Nuova assicurazione sociale per l’impiego, e sostituisce l’Aspi, ovvero l’ “Assicurazione sociale per l’impiego”, si tratta di una prestazione economica che viene erogata ai lavoratori dipendenti che perdono il loro posto di lavoro e che la richiedano.

Tale ammortizzatore sociale è concesso solo nei casi in cui il lavoratore perda il proprio posto per ragioni indipendenti dalla propria volontà, quindi nel caso di licenziamento oppure di dimissioni per giusta causa.

La tassa sul licenziamento varia in base al tipo di contratto part time o full time?

Alcuni datori di lavoro si chiedono se la tassa sul licenziamento può variare a seconda del tipo di contratto del dipendente – ovvero se part time oppure full time. La risposta a tale quesito è “no”, la tassa va pagata in misura piena anche nel caso in cui il lavoratore dipendente abbia un contratto part time. Infatti, questa tassa varia solo in misura agli anni di servizio – fino ad un massimo di 3 – ed è di 489,95 € per ogni anno: può quindi arrivare fino ad un massimo di circa 1.500 €.

Cos’è e come si paga questa tassa

Questa tassa si paga mediante ticket all’INPS, da corrispondere unitamente ai contributi obbligatori dovuti dall’azienda.

Quali sono i casi in cui il datore di lavoro deve corrispondere il versamento della tassa?

Vi abbiamo già detto, in linea di massima, che si tratta di tutti i casi in cui il lavoratore perda il lavoro per cause indipendenti dalla sua volontà, ma andiamo insieme a scoprire nel dettaglio tutti i casi.

Quali sono i casi in cui il datore di lavoro deve corrispondere il versamento della tassa?

Andiamo a vedere i casi in cui non deve essere effettuato il versamento di tale tassa.

  • Dimissioni del lavoratore;
  • Scadenza di contratto a termine;
  • Risoluzione consensuale – quindi non a seguito di conciliazione obbligatoria;
  • Licenziamento del lavoratore domestico;
  • Licenziamento di lavoratori assicurati presso l’INGPI;
  • Licenziamento di operai agricoli;
  • Licenziamento di operai extra comunitari stagionali;
  • Decesso del lavoratore;
  • Licenziamento collettivo.

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